I virus arrivano anche in aereo senza limiti spaziali

I virus arrivano anche in aereo senza limiti spaziali

Il problema delle epidemie e pandemie di patologie più o meno gravi, nel corso dei secoli, ha messo in difficoltà non poche volte il mondo: nell’età della globalizzazione, però, ciò che preoccupa è il fenomeno mondiale nella diffusione dei virus.

Se una volta si riteneva infatti che lo spostamento e propagazione dei virus potesse avvenire soltanto attraverso un contagio continuo, con un “rilancio” da individuo in individuo per esempio di una influenza, in un’era in cui i trasporti aerei son più economici ed accessibili a tutti, i virus riescono a propagarsi con maggior velocità ed efficienza.

I virus arrivano anche in aereo senza limiti spaziali

Lo si è visto diverse volte nel corso degli ultimi anni, i virus riescono a varcare i confini dei paesi (e spesso pure dei continenti) ad una velocità incredibile, con focolai di contagi che, da un paese all’altro, riescono a propagare su scala mondiale delle epidemie, mettendo potenzialmente a dura prova i sistemi sanitari anche dei paesi più organizzati.

Nel presente, poi, anche la maggior semplicità con la quale è possibile affrontare viaggi da un continente all’altro a bordo di un aereo, ha moltiplicato questi rischi e, a detta di una ricerca effettuata tra Germania e Svizzera, si è arrivati a stabilire che gli stessi virus arrivano ad ignorare le distanze spaziali, rendendo ancor più brevi i tempi di potenziale contagio.

Monitorare la rete di aeroporti, disponendo delle misure preventive di natura sanitaria, risulta ora più importante che non mettersi a calcolare la distanza tra un paese all’altro: attraverso un modello matematico ad hoc, reso noto attraverso Science, è possibile addirittura arrivare a stimare i tempi di arrivo, le origini e il potenziale andamento delle epidemie.

La mobilità ha quindi assunto un ruolo molto più attivo e problematico, da questo punto di vista, per un’azione preventiva sanitaria mirata e vincente: gli stessi ricercatori, Dirk Brockman del Robert Koch di Berlino e Dirk Helbing del Politecnico di Zurigo, hanno quindi sostituito alle distanze fisiche convenzionali tra una città e l’altra, quelle dei rispettivi aeroporti di riferimento, tenendo presente anche la frequenza da e per una certa destinazione, dei collegamenti che intercorrono tra i vari snodi.

Attraverso anche il flusso di persone, in secondo luogo, è anche possibile prevedere quanto intensa possa essere un’eventuale epidemia, andando ad agire in modo mirato, attraverso l’attuazione di misure in un dato aeroporto, piuttosto che combattere le influenze con le mascherine.

La validità del modello è stata messa alla prova con un esame di quanto accadde nel 2003 con la famosa epidemia di Sars e, quindi, sull’epidemia dell’H1N1: il risultato emerso, ha permesso di stabilire che il virus potesse viaggiare più velocemente in aereo da Londra a Madrid, piuttosto che da Londra a Bristol, ed è un aspetto su cui in futuro si concentreranno le azioni delle autorità sanitarie…